Lo so, lo so, non si deve fare! Non si dovrebbe cedere alla tentazione di leggere di seguito più romanzi dello stesso autore, la probabilità statistica non è mai favorevole, la delusione è dietro la decima pagina. Ci sono però le eccezioni che, ovviamente, confermano la regola. Dopo aver amato i suoi tre precedenti romanzi, non ho potuto fare a meno di prendere “Tanta ancora Vita” di Viola Ardone pubblicato da Einaudi. La storia è attualissima, ambientata nel 2022, anno nel quale la gente era ancora impegnata a superare le paturnie da epidemia, ma già si ritrovata altri mostri alla porta: una guerra assurda a poche ore dal confine. Proprio dalla guerra scappa il piccolo Kostia, uno dei tre protagonisti del romanzo, che armato della sola potenza della fiducia (quella che il padre gli consegna insieme ad un numero di telefono) si mette in viaggio da solo dall’Ucraina all’Italia. Superando vari ostacoli il bambino riuscirà a raggiungere l’indirizzo di Napoli, dove sua nonna presta servizio domestico. In quella casa vive Vita, un’insegnate, una madre interrotta, una donna che sta combattendo una sua personalissima guerra con la depressione. L’arrivo del bambino spezzerà la quotidianità sospesa della nonna Irina, metterà a tacere Orietta (personificazione della malattia) offrendo a Vita la possibilità di liberarsi. Il viaggio sarà percorso a ritroso, fuggire non sarà possibile, ritrovarsi sarà imprescindibile.
Al netto di qualche passaggio semplicistico e forse poco credibile, il romanzo è piacevole e scorre veloce anche perché le voci dei tre protagonisti si alternano in prima persona facendo vivere al lettore tre storie parallele, ma distinte. È stata proprio la capacità di raccontare con voci e lingue proprie i tre protagonisti la caratteristica che ho apprezzato di più in questo romanzo. L’autrice riesce a farti scivolare dentro ognuno di loro con una naturalezza magistrale, le pagine scorrono e ti trovi nella filosofia spiccia della badante, nelle paure della donna matura, nella confusione infantile del bambino. Sei ognuno di loro, finché volti l’ultima pagina e ti dispiace, ti dispiace averli lasciati tra le pagine.



